Emanuela Marchiafava


Identità territoriale e turismo
17/04/2011, 10:53
Filed under: Territorio, Turismo

Il turismo ha sempre sofferto di una difficile dicotomia: preservare e conservare le risorse che un territorio può offrire, da un lato; valorizzarle e “sfruttarle”, dall’altro.

Identità territoriale e turismo

Una chiave di volta per uscire da questa impasse può allora essere quella d’individuare l’identità che un dato territorio possiede (o è in grado di esprimere), per poi svilupparne un’immagine turistica e monitorare quanto entrambe confluiscano nella percezione dei turisti. Ma far emergere l’identità di un territorio è operazione non banale: non ha a che fare con pezzi di stoffa verdi da sventolare facilmente nelle piazze o da ficcarsi in un attimo nel taschino; deve pescare direttamente dall’empatia e dall’amore per la propria terra. Solo operatori con identità culturali specifiche possono sviluppare e tutelare il loro territorio valorizzandone l’identità territoriale, che sarà allora sì facilmente individuabile anche dai potenziali visitatori. È questa identità territoriale, così delineata, a porsi come premessa fondamentale di quello sviluppo che metterebbe in grado gli operatori di presentare al mercato offerte turistiche che non sfruttano il territorio ma, anzi, lo potenziano.

La domanda da farsi è allora se e quanto il turismo sostenibile possa contribuire anche allo sviluppo sostenibile del territorio, e se può essere utilizzato come strumento di recupero e rielaborazione culturale delle risorse territoriali. Un’operazione complessa, con cui si valutano sì quali sono le opportunità di recupero o di rivitalizzazione di singole attrazioni locali, ma che non si traduce nel solo recupero di elementi fisici bensì in una vera e propria rielaborazione culturale. Perché è dalla selezione attuata con questi criteri che potranno emergere gli elementi più rispettosi del territorio e della comunità, quelli che più li valorizzano e che presentano i maggiori margini d’espansione.

Il turismo si trasforma quindi in un elemento innovativo, potenzialmente in grado di rafforzare la ricchezza immateriale e il senso di appartenenza di una comunità al suo territorio. Per raggiungere lo scopo è però necessaria un’interazione stretta con la comunità, per rafforzarne il suo senso d’appartenenza al territorio, accelerando nel contempo l’interazione anche con gli altri settori dell’economia locale.

È intuitivo comprendere quanto le tipologie tradizionali di turismo – la vacanza al mare, la settimana bianca, il week-end nelle città d’arte – siano ormai soggette a una forte concorrenza e a larghi tentativi d’imitazione; in una parola, sono attività economiche mature.

I sondaggi e le indagini di mercato, d’altro canto, indicano chiaramente quanto ormai il viaggiatore (il turista detesta infatti essere definito tale) intenda sempre più la vacanza come un’esperienza personale che deve essere il più possibile autentica, quanto ormai sia stuzzicato da nuove motivazioni culturali e tentato dalla riscoperta delle tradizioni locali, con una forte propensione a forme alternative di ricettività quali bed & breakfast, agriturismi, soggiorni in castelli e residenze storiche. Per evitare di programmare percorsi turistici che nascerebbero già decotti, bisogna allora individuare e analizzare quali sono i prodotti potenzialmente più identificabili del territorio. Per riuscirci, l’analisi prospettica deve essere orientata non verso ciò che già il territorio ha offerto in passato, ma verso il paesaggio culturale, ossia il paesaggio con le sue potenzialità, indicate anche dall’interesse storico e architettonico, dall’ambiente, dall’enogastronomia. Così impostato, ecco che si chiarisce e acquista importanza il legame tra la percezione del turista da una parte e l’identità e l’immagine del territorio dall’altra.

Il concetto di “immagine esperienziale” è il risultato di questo processo perché racchiude la percezione dell’identità della destinazione e quella della sua immagine indotta da tutte le suggestioni che derivano dalla pubblicità, dal passaparola e dalla promozione.

Appare quindi fondamentale identificare i ruoli di responsabilità e istituzionalizzare la collaborazione tra pubblico e privato per definire e portare a compimento veri e propri sistemi turistici locali: processi di valorizzazione dal basso a cui non deve però mancare una solida e attenta politica industriale. Allo stesso modo, devono essere considerati parte integrante delle politiche di sviluppo locale la formazione scolastica di figure professionali formate ad hoc per il territorio, il potenziamento dei sistemi di monitoraggio, il marketing territoriale.

Ecco allora delinearsi il senso e l’importanza di una programmazione turistica – attuata dalle amministrazioni locali, dalle forze politiche, sociali ed economiche – che si proponga di proteggere e di sviluppare allo stesso tempo un territorio perché fiorisca e perché tutti ne godano, non solo ora, non solo qui, ma anche gli altri, altrove e nel futuro.

Quando chiesero a Vittoria Foa quale fine avesse la sua attività politica, lui rispose:

“pensare agli altri e al futuro;  o, meglio, pensare agli altri nel futuro”

Il turismo dovrebbe avvertire sempre questo anelito.

Da imille pubblicato in economia e lavoro, 8.04.2011.

 

 



Fine vita, illegittimo imporre la propria morale agli altri
17/04/2011, 10:52
Filed under: Diritti civili, Partito Democratico

La lettera dell’Unione dei giuristi cattolici pubblicata il 29 marzo, sul tema delle direttive anticipate, contiene una serie di affermazioni non dimostrate. Anzitutto il disegno di legge Calabrò, la cui approvazione vieterebbe l’interruzione di idratazione a alimentazione artificiali, viene definito «ragionevole e realmente liberale» senza che sia portato un solo argomento a sostegno. Secondo, è del tutto campato per aria sostenere che sia in corso nel nostro Paese una deriva eutanasica.

Terzo, ridicolizzare le sentenze che hanno ammesso, in situazioni molto particolari e specifiche, la sospensione dei trattamenti medici (in accordo peraltro col dettato costituzionale) significa sottrarsi a una vera discussione su questi temi.

I giuristi cattolici sono naturalmente liberi di chiedere per se stessi, in linea con le proprie convinzioni morali e religiose, che non vengano mai interrotti idratazione e alimentazione artificiali. Ma non pretendere che si approvino regole che impongano a tutti le loro convinzioni.

Guido Giuliani, Angela Gregorini, Emanuela Marchiafava, Stefano Ramat, Paolo Villa Pd, Pavia

Lettera pubblicata sulla Provincia Pavese il 7.04.2011



Enti pubblici, le nomine decise dalle preferenze
17/04/2011, 10:52
Filed under: Competenza, Pavia, Politica

Gentile direttore,

quello delle nomine è un argomento che ci sta molto a cuore pertanto riteniamo doveroso replicare alla lettera recentemente firmata da quattro consiglieri comunali Pdl.

L’unico criterio utile ai fini di una nomina in un ente deve essere la competenza tecnica, gestionale e/o professionale. Non possono avere rilievo né l’indirizzo o l’appartenenza politica né tantomeno il numero di voti di preferenza ottenuti. Anzi, quest’ultima richiesta desta non poche perplessità: perché mai la nomina in un ente dovrebbe essere intesa come riconoscimento (così scrivono i quattro) quando si ammette che i nominati devono avere come unico scopo quello di agire «per il bene della collettività nonché con trasparenza e professionalità»? A meno che gli interessi da curare siano altri, non quelli dei cittadini.

Guido Giuliani, Angela Gregorini, Emanuela Marchiafava, Ottavio Rizzo, Stefano Ramat Paolo Villa Pd, Pavia

Lettera pubblicata sulla Provincia Pavese il 18.03.2011



Turismo sostenibile e turismo responsabile
17/04/2011, 10:51
Filed under: Sostenibilità, Turismo

Per capire quanto è prezioso il concetto di turismo sostenibile, forse è meglio iniziare dal suo esatto contrario citando l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi in materia di turismo.

Turismo sostenibile e turismo responsabile

La scena è stata trasmessa da un telegiornale nazionale e vede l’onorevole Scilipoti che, dopo aver raccolto tutt’intorno al leggio di un’anonima sala convegni il gruppo dei Responsabili (sic!), brandisce come un trofeo la cornetta di un telefono da cui si ode l’inconfondibile voce del Presidente del Consiglio: <<Sapete quanti permessi ci vogliono per aprire un albergo in Italia? Diciotto, ci vogliono diciotto permessi! …Io vi prometto che li elimineremo tutti, niente più permessi! Sarà sufficiente una comunicazione a lavori avvenuti e verrà effettuata solo una verifica successiva! >>

Un proposito così scellerato può evocare solo gli scheletri di Punta Perotti a Bari o dell’hotel Fuenti sulla Costiera Amalfitana. Entrambi eco-mostri, entrambi abbattuti, ma con un proposito simile ben presto ne sorgerebbero molti altri.

D’altronde, questo governo è lo stesso in cui siede un ministro del turismo, Michela Brambilla, che per risollevare il turismo italiano punta sulla costruzione di campi da golf e strutture annesse all’interno di parchi naturalistici sparsi in tutta Italia, anche in questo caso ricorrendo all’abrogazione di norme e di tutele paesaggistiche.

Eliminare autorizzazioni, permessi, verifiche e controlli comporta in primis la spiacevole conseguenza di offrire in pasto agli speculatori (quando va bene) un territorio meritevole invece di essere valorizzato e protetto.

Le grandi catene alberghiere, infatti, non sono interessate, al pari di molti altri operatori internazionali, ad operare in un mercato selvaggio e quindi incerto. Si fanno invece un vanto di applicare i criteri del turismo responsabile, grazie ai quali aumentano i loro profitti, perché la loro clientela predilige strutture che non danneggiano l’ambiente: un circolo virtuoso.

Le nozioni di turismo responsabile e di turismo sostenibile non sono vaghe ma contemplano criteri specifici, applicati ormai da tempo in prima istanza proprio dagli operatori economici che operano nel mercato turistico internazionale.

Il turismo responsabile rispetta l’ambiente, l’ecosistema e la biodiversità, adoperandosi per rendere minimo l’impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo; salvaguarda la cultura tradizionale delle popolazioni locali, di cui si preoccupa di ottenere il consenso informato sulle attività turistiche e con cui s’impegna a condividere i benefici socio-economici.

Il turismo sostenibile è stato invece definito nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT): “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.

Il concetto rinvia a quello più generale di sviluppo sostenibile definito da WCED (World Commission on Environment and Development) nel Rapporto Brundtland nel 1987: ”Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Secondo il WTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) “lo sviluppo del turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”.

Anche solo scorrendo queste definizioni è agevole comprendere come un piano di sviluppo territoriale che ne segua i precetti ben può realizzare una gestione integrata delle risorse, mantenere l’identità culturale e la biodiversità dei territori e soddisfare al contempo le necessità economiche e sociali degli abitanti.

Eppure ancora moltissimi operatori economici italiani, pubblici e privati, continuano a non considerare il turismo come un comparto produttivo e quindi parte fondamentale delle politiche di sviluppo, ma piuttosto come un’attività di promozione e di marketing. Al più, conoscono solo le tipologie tradizionali di turismo che in molte zone turistiche d’Italia sono ormai mature, perché hanno raggiunto il loro ciclo di vita e sono quindi a rischio altissimo di saturazione (vedi il turismo delle città d’arte che non si riesce a scalzare dall’asse principale Venezia-Firenze-Roma)

In politica, la destra ha rubato tante parole e temi alla sinistra, talvolta lanciando anche un’OPA sui suoi valori: solidarietà, vita sociale, condivisione, diritti dell’uomo, libertà. Con il turismo ancora non ci è riuscita proprio perché è lontana dai concetti di tutela dei territori e di sviluppo sostenibile; sarebbe quindi relativamente facile proporre una politica di sviluppo turistico di “sinistra” con progetti e piani di turismo responsabile, equo e solidale.

Eppure la sinistra non lo fa. Il Partito Democratico, ad esempio, ha molti forum e gruppi di lavoro, ma nessuno dedicato al turismo, nonostante che a livello locale esistano decine di esempi di quanto sia differente l’approccio alle politiche di sviluppo turistico tra le amministrazioni di destra e quelle di sinistra.

Un caso esemplare è il Festival della Letteratura di Mantova il cui budget di spesa è stato proprio in questi giorni fortemente ridotto dalla nuova giunta cittadina di centrodestra, nonostante ogni euro investito in questo evento ne faccia incassare dieci agli operatori del territorio.

Governare, oggi, significa prima di tutto mettersi all’ascolto degli altri invece che di se stessi. Essere al loro servizio, non al proprio. O a quello dei propri referenti politici.

Quando si dice la lungimiranza: per affossare la cultura, si soffoca l’economia del territorio.

Da imille pubblicato in economia e lavoro, 11.03.2011.



Cattolici solo nella teoria poco attenti alle sentenze
17/04/2011, 10:50
Filed under: Diritti civili, Pavia, Politica

Scopro leggendo la Provincia pavese del 23 febbraio che il dr. Sergio Pellegrino, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Pavia, non si accontenta più di svolgere il proprio mestiere di medico di famiglia, ma ha anche velleità da giurista. Credo tuttavia abbia ancora molto da studiare su questo fronte. Infatti, a parte la sciocchezza per cui gli omosessuali «di fronte alla Costituzione sono e restano dei single con amicizie particolari» (in quale articolo della Carta starebbe scritto?), il dr. Pellegrino dimostra di non aver letto la sentenza della Cassazione cui fa riferimento.

Infatti, se avesse avuto la pazienza di cercare e leggere tale sentenza, avrebbe scoperto che essa è esattamente applicativa della legge italiana sulle adozioni, che in Italia sono appunto vietate ai single, e che il riferimento alle possibilità di modifica non è espresso in forma di consiglio o di esortazione al legislatore. E’ bene allora che il dr. Pellegrino, se vuole studiare da giurista, legga direttamente le sentenze, e questo forse gli impedirebbe di fare quel che alla sua parte politica riesce bene: insistere sui valori cattolici in teoria, ma disattenderli con regolarità nella pratica.

Lettera pubblicata sulla Provincia Pavese il 4.03.2011



Doppi incarichi, norma ok, ma ora estendiamola a tutti
17/04/2011, 10:48
Filed under: Partito Democratico, Politica

Leggiamo con molto piacere sul vostro giornale che è entrata in vigore la norma di legge regionale che taglia drasticamente i compensi di chi è titolare di una carica elettiva e ricopre contestualmente un incarico presso un ente controllato dalla Regione: rimborso spese o 25 euro a seduta a fronte di veri e propri stipendi.

Abbiamo sempre pensato che consiglieri comunali, provinciali o regionali non avrebbero dovuto essere nominati negli enti (e magari neanche i loro parenti), ma ci siamo dovuti scontrare con la realtà dei fatti. La nostra personale interpretazione rispetto a questi «doppi incarichi» è che venissero usati dalla maggioranza per tenere saldi i rapporti con i possibili dissidenti. Siamo proprio curiosi di vedere come andrà a finire ora che la merce di scambio è diventata inappetibile.

L’unico rammarico è che la norma riguarda soltanto gli enti controllati dalla Regione e lascia scoperti tutti gli altri. Ma è comunque un primo passo e chissà, magari porterà i nostri amministratori più illuminati ad estendere la norma anche agli enti, e ce ne sono, controllati solo da Comune e Provincia.

Guido Giuliani, Emanuela Marchiafava, Stefano Ramat, Angela Gregorini Pd – Pavia

Lettera pubblicata sulla Provincia Pavese il 25.02.2011



Se non ora quando? Pavia – “Gente che mi piace” è la poesia che ho letto
17/04/2011, 10:47
Filed under: Donne, Poesia

Questa poesia mi è stata regalata da una donna della generazione precedente la mia, generazioni che a volte non si sono passate il testimone. Oggi lo hanno fatto, davanti ad una bellissima piazza pavese a cui ho dedicato questa poesia.

Gente che mi piace

Mi piace la gente che vibra,

che non devi continuamente sollecitare

e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare

perché sa quello che bisogna fare e lo fa.

Mi piace la gente che sa misurare

le conseguenze delle proprie azioni,

la gente che non lascia le soluzioni al caso.

Mi piace la gente giusta e rigorosa,

sia con gli altri che con se stessa,

purché non perda di vista che siamo umani

e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa

che il lavoro collettivo, fra amici,

è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

Mi piace la gente che conosce

l’importanza dell’allegria.

Mi piace la gente sincera e franca,

capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.

Mi piace la gente di buon senso,

quella che non manda giù tutto,

quella che non si vergogna di riconoscere

che non sa qualcosa o si è sbagliata

Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori,

si sforza genuinamente di non ripeterli.

Mi piace la gente capace di criticarmi

costruttivamente e a viso aperto:

questi li chiamo “i miei amici”.

Mi piace la gente fedele e caparbia,

che non si scoraggia quando si tratta

di perseguire traguardi e idee.

Mi piace la gente che lavora per dei risultati.

Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,

giacché per il solo fatto di averla al mio fianco

mi considero ben ricompensato.

Mario Benedetti (14.9.1920 – 17.5.2009) – scrittore, poeta e saggista

uruguaiano



Turismo: the Biutiful Cauntry merita di più
17/04/2011, 10:45
Filed under: Turismo

C’è un settore produttivo in Italia che contribuisce al Pil nazionale per il 9.5% (a fronte di un comparto automobilistico che ne vale l’8%) e che impiega due milioni e mezzo di lavoratori: numeri di tutto rispetto, raggiunti nonostante il turismo soffra di scarsissimo coordinamento. Perché in Italia il turismo subisce l’insipienza governativa ed è trattato come la Cenerentola della programmazione economica.

Turismo: the Biutiful Cauntry merita di più

In Italia esistono ben dodicimila enti locali che si occupano di turismo ma nessuna strategia nazionale in materia; da molti anni non vengono predisposti né una programmazione generale di carattere nazionale, né un coordinamento nella promozione dell’Italia all’estero, compito che spetterebbe all’Enit, (Agenzia Nazionale del Turismo, presieduta da Matteo Marzotto) commissariata però fin dal novembre del 2008 dalla ministra Brambilla.

Quattro sono i fattori di debolezza del turismo in Italia evidenziati da un’analisi dell’Ocse, “Oecd Italy tourism policy review 2011”: statistiche, promozione, governance e infrastrutture.

i)  Statistiche: Mancano secondo l’OCSE dati statistici omogenei che consentano un’analisi approfondita e la predisposizione di piani di sviluppo del settore.

ii)  Promozione: Sono indispensabili maggiori sinergie tra stato e regioni che devono fare sistema non solo per promuovere ma anche per sviluppare l’offerta turistica e proporre politiche di sviluppo sulla base dei principi di sostenibilità e del turismo responsabile.

iii) Governance: Servono, secondo l’OCSE, una governance precisa e puntuale e regole che tutti i soggetti amministrativi s’impegnino a rispettare. Altrimenti l’azione autonoma di dodicimila enti turistici locali, operatori turistici, associazioni di categoria rischia di tradursi in inefficienza e spreco di risorse, quando va bene.

iv)  Infrastrutture: Serve un piano strategico per le infrastrutture e i trasporti perché le lacune, soprattutto al Sud, e i ritardi infrastrutturali, come per l’alta velocità ferroviaria, compromettono la competitività dell’offerta turistica italiana. Oltre al prezzo, l’altro criterio discriminante che determina la scelta della destinazione per le vacanze è proprio il tempo necessario per raggiungerla, variabile fondamentale anche e soprattutto per i visitatori stranieri, che incidono per il 43% del fatturato dell’intero settore.

In un quadro così sconfortante è facile comprendere le difficoltà delle associazioni di categoria e degli operatori turistici, spesso piccole e piccolissime imprese: in Lombardia, ad esempio, operano 2.400 agenzie di viaggio, il 16,7% del totale italiano, i cui titolari sono donne nel 55% dei casi e stranieri nell’11%.

Nonostante il quadro fosco, l’Italia rimane un “marchio” molto forte dalla fortissima attrazione (sui mercati esteri soprattutto) come destinazione per eccellenza in materia d’arte, cultura ed enogastronomia.  Il turismo è una delle poche  “materie prime” di cui dispone l’Italia e il suo potenziale di crescita e sviluppo è altissimo, tant’è che Emma Marcegaglia crede nella possibilità di «raddoppiare il contributo che il turismo dà al Pil nazionale nell’arco di un decennio». Confindustria ha infatti presentato un piano in cinque punti per portare il settore turistico dall’attuale 9,5% al 18,5% del Pil nazionale con un aumento del numero di addetti da 2,5 a 4,3 milioni entro il 2020.

Sul fronte politico, invece, le potenzialità e le peculiarità del settore turistico sono state costantemente misconosciute. L’insipienza governativa in materia ha toccato negli anni punte imbarazzanti: come non ricordare la polemica che seguì all’inaugurazione del portale Italia.it costato 45 milioni di euro nel 2007 a firma dell’allora ministro Francesco Rutelli (mitico ormai il suo “biutiful cauntri”)? Un progetto miseramente fallito che il ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla   ha deciso di far rinascere nel 2010, spendendoci altri 10 milioni, ma con scarsi risultati. Lo stesso ministro, peraltro, che ha concentrato la sua attenzione sul “golf tourism”, ossia quella nicchia esclusiva di mercato dedicata ai praticanti del golf, con un piano di sviluppo che prevede numerosi campi da golf a diciotto buche e strutture alberghiere di lusso lungo tutta la penisola e per la cui realizzazione il governo sarebbe pronto ad allentare le norme che proteggono le aree protette.

Poi però non meravigliamoci se l’OCSE boccia il sistema turistico italiano.

Da imille pubblicato in economia e lavoro, 14.02.2011.



Cari D’Alema, Veltroni, Bersani… ora basta
17/04/2011, 10:39
Filed under: Partito Democratico, Territorio

“Siamo tutti stanchi e delusi da un partito che si comporta peggio dell’orchestra del Titanic. Quelli almeno mentre la nave affondava suonavano bene. I nostri orchestrali invece si lanciano addosso gli strumenti l’uno con l’altro e tirano gli spartiti al Direttore. E strumenti e spartiti glieli abbiamo comprati noi.”

Cari D'Alema, Veltroni, Bersani... ora basta

E’ la definizione più calzante del Partito Democratico che ho letto finora e, se la parola “libertà” significa ancora qualcosa, vuol dire avere il diritto di dire alle persone ciò che non vogliono ascoltare.

In questo ultimo mese ho letto la lettera di Veltroni e poi quella di Bersani: e mi sono cadute le braccia.

Poi ho letto sull’Unità di Enrico Procopio, 18 anni, iscritto al PD, che si sveglia un’ora in anticipo prima di andare a scuola per volantinare davanti alle fabbriche, per non lasciare soli gli operai che stanno perdendo il lavoro.

E poi…ho conosciuto il nome di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, quando lui ormai non c’era più.

Il PD che abito io è questo, era quello di Angelo e che ora è di Enrico che dice: ho 18 anni, sono di sinistra ma non urlo: ragiono, uso il  mio ragionamento per confrontarmi con chi mi contrappone opinioni assurde, sbagliate, razziste e le demolisco con parole sensate ma implacabili.

E io lo dico con lui. In un momento in cui molti sono già pronti a schierarsi, a ridistribuirsi sullo scacchiere, come si dice in gergo, io, noi, in tanti ci rifiutiamo di farlo.

Berlusconi ha fallito e la dirigenza nazionale del PD sta a giocare al piccolo chimico, con le formule e le alchimie delle alleanze …

Scrivo ora per dire nero su bianco BASTA.

Non ce l’avete fatta.

Tutti voi, tutti quelli della vostra generazione.

E’ ora di basta, non ce l’avete fatta.

Avete tanta esperienza, ma avete anche sbagliato tanto.

Mettete tutto, la vostra esperienza, i vostri errori, la vostra intelligenza, al servizio per una volta tanto degli altri, ossia del PD, del nostro paese, ma soprattutto di chi ci crede e ci lavora, nell’uno e nell’altro.

Basta, io sto dalla parte del PD.

Di Enrico Procopio e di Angelo Vassallo, di chi vuole risposte e di chi cerca di darle.

Vogliamo dare una risposta a Pomigliano e ai precari,

alla scuola sfasciata,

all’Università che non forma più il futuro di questo paese,

alla sanità che fa morire invece di guarire,

alla mobilità monca d’infrastrutture moderne,

alle partite ive strozzate,

agli imprenditori soffocati dalla crisi e a volte anche dalla criminalità organizzata.

“In nome di cosa continuate a sentirvi migliori?”

Eleaonor Roosvelt diceva che “nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”.

Io non ve lo do.

Da L’ Unità, 19.09.2010




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