Emanuela Marchiafava


I miei tre belvedere per la provincia di Pavia

Giorgio Boatti nel suo editoriale della Provincia Pavese del 1° maggio ha chiesto ai candidati presidenti di provincia d’indicare quali sono i loro “belvedere”, ossia quei luoghi o punti di osservazione “strategici” caratterizzati da “una peculiare combinazione di elementi naturali, storici, culturali”.

Ho immediatamente pensato a quali potessero essere i miei.

E, senza alcuna pretesa di sostituirmi a nessuno visto che la domanda era rivolta ai candidati presidenti e non ai candidati consiglieri provinciali quale io sono, ho cominciato a passare in rassegna le mie foto, quelle che ho scattato nel corso degli anni ai paesaggi e ai luoghi della mia provincia. A volte sono foto scattate di getto, altre volte ho aspettato mesi perché mi venisse l’ispirazione giusta, perché riuscissi a inquadrare con soddisfazione nell’obiettivo il paesaggio prescelto.

Tra le tante ne ho scelte tre e le ho abbinate ai tre temi che ho scelto per la mia comunicazione elettorale: il turismo, la mobilità e l’ambiente.

 

La prima è “Learning to travel”

Il turismo in provincia di Pavia potrebbe avere la bellezza e le potenzialità della bimba ritratta nella foto; un turismo equo e sostenibile come testimonia la mountain bike gialla appoggiata al muro, un turismo da allevare con la stessa cura e passione che ha avuto la madre di questa bambina, il cui risvolto dei jeans è ricoperto dello stesso tessuto usato per il  trolley.

 

La seconda è “Sunset over the bridge”

Sono dieci anni che attraverso il ponte sul Po di Bressana ogni giorno per andare a lavorare; sotto le ruote dei pneumatici è solo un nastro anonimo di cemento e asfalto, che altri devono manutenere.

In un freddo sabato di qualche inverno fa, invece, sono andata apposta fin lì e sono scesa lungo il Po.

Il ponte è bellissimo ma dietro incombe un tramonto gelido.

Lo stesso clima che è destinata a patire la mobilità pavesi e, con lei, i cittadini, i lavoratori e le imprese di tutta la provincia.

Per risolvere i problemi occorre cambiare prospettiva, percorrere le stesse strade con nuove domande perché anche i nostri gli occhi vedano di più e meglio.

Non abbiamo bisogno dell’autostrada Broni-Mortara, abbiamo bisogno di nuovi ponti e una migliore mobilità per noi, per i servizi sul territorio, per il trasporto delle merci che produciamo e di cui abbiamo necessità. Mobilitiamoci.

 

La terza è “Tutti in fila”

 

E’ forse la foto che amo di più perché immortala la dolcissima primavera del nostro Oltrepo, l’armonia delle sue forme e dei colori. C’è tutto l’amore per la mia terra qui dentro, e la scelta che ho fatto di viverci, di non andare altrove e di difenderla, per quello che posso.

Questa foto però è importante soprattutto per quello che non c’è, e che stava alle mie spalle quando l’ho scattata.

Gli alberi compongono il viale d’ingresso di una villa di campagna separata ormai solo da un campo coltivato dal centro commerciale di Montebello della Battaglia, che negli ultimi anni ha triplicato la sua superficie e accanto al quale sono sorti e continuano a sorgere altri centri della grande distribuzione organizzata.

Nella mia foto questo modello di sviluppo non c’è: proprio perché lo conosciamo non lo vogliamo, non ci servono altre idrovore commerciali che drenano posti di lavoro e consumano il nostro suolo.

 

Occupata, libera e pulita è la provincia che vorrei.

Spero che la vostra sia come la mia: una buona visione del nostro futuro.

Ce lo meritiamo.

 



1 – Occupata, libera, pulita:la provincia che vorrei

“Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame,

che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato

perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli?”

Sandro Pertini

 

OCCUPATA, LIBERA, PULITA: LA PROVINCIA CHE VORREI

Sandro Pertini, “il presidente di tutti gli italiani”, il presidente pragmatico, quello che parlava a tutti con parole semplici e umili, pensava al lavoro e al lavoro per tutti. Perché, alla fin fine, è sempre quello a fare la differenza tra chi sta meglio e chi sta peggio, tra una famiglia che può contare su un reddito sicuro e una invece che fatica a star tranquilla, tra una provincia ricca e una povera.

Le elezioni del 15 e 16 maggio prossimi per il rinnovo dell’amministrazione della Provincia di Pavia sono un’occasione per dare lavoro, per creare nuova occupazione con un nuovo programma di governo del nostro territorio.

L’ente provinciale è un’istituzione che può fare tanto per l’economia di un paese, di una città, di una zona. La Provincia di Pavia governa la Lomellina, il Pavese e l’Oltrepò pavese: dovrebbe curarne l’ambiente, sistemarne le strade e i ponti e promuoverne il turismo, ma negli ultimi anni ha fatto poco. Di turisti che girano per la provincia – e non solo per Pavia – portando soldi se ne vedono pochi; le strade sono bucate quanto le tasche del Governo mentre i ponti rischiano d’affondare, come quello della Becca, e l’ambiente aspetta attenzioni e cure per il nostro futuro e per le generazioni future nostre figlie.

La mia idea di Provincia è quella di un ente che, occupandosi di materie come appunto l’ambiente, la mobilità e il turismo, può amministrarle tutte e bene anche in funzione del lavoro. Come? Con una visione generale di ciò che si può fare, in ogni ambito, per creare occupazione. E per renderci tutti un po’ più liberi.

 

 



Turismo sostenibile e turismo responsabile
17/04/2011, 10:51
Filed under: Sostenibilità, Turismo

Per capire quanto è prezioso il concetto di turismo sostenibile, forse è meglio iniziare dal suo esatto contrario citando l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi in materia di turismo.

Turismo sostenibile e turismo responsabile

La scena è stata trasmessa da un telegiornale nazionale e vede l’onorevole Scilipoti che, dopo aver raccolto tutt’intorno al leggio di un’anonima sala convegni il gruppo dei Responsabili (sic!), brandisce come un trofeo la cornetta di un telefono da cui si ode l’inconfondibile voce del Presidente del Consiglio: <<Sapete quanti permessi ci vogliono per aprire un albergo in Italia? Diciotto, ci vogliono diciotto permessi! …Io vi prometto che li elimineremo tutti, niente più permessi! Sarà sufficiente una comunicazione a lavori avvenuti e verrà effettuata solo una verifica successiva! >>

Un proposito così scellerato può evocare solo gli scheletri di Punta Perotti a Bari o dell’hotel Fuenti sulla Costiera Amalfitana. Entrambi eco-mostri, entrambi abbattuti, ma con un proposito simile ben presto ne sorgerebbero molti altri.

D’altronde, questo governo è lo stesso in cui siede un ministro del turismo, Michela Brambilla, che per risollevare il turismo italiano punta sulla costruzione di campi da golf e strutture annesse all’interno di parchi naturalistici sparsi in tutta Italia, anche in questo caso ricorrendo all’abrogazione di norme e di tutele paesaggistiche.

Eliminare autorizzazioni, permessi, verifiche e controlli comporta in primis la spiacevole conseguenza di offrire in pasto agli speculatori (quando va bene) un territorio meritevole invece di essere valorizzato e protetto.

Le grandi catene alberghiere, infatti, non sono interessate, al pari di molti altri operatori internazionali, ad operare in un mercato selvaggio e quindi incerto. Si fanno invece un vanto di applicare i criteri del turismo responsabile, grazie ai quali aumentano i loro profitti, perché la loro clientela predilige strutture che non danneggiano l’ambiente: un circolo virtuoso.

Le nozioni di turismo responsabile e di turismo sostenibile non sono vaghe ma contemplano criteri specifici, applicati ormai da tempo in prima istanza proprio dagli operatori economici che operano nel mercato turistico internazionale.

Il turismo responsabile rispetta l’ambiente, l’ecosistema e la biodiversità, adoperandosi per rendere minimo l’impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo; salvaguarda la cultura tradizionale delle popolazioni locali, di cui si preoccupa di ottenere il consenso informato sulle attività turistiche e con cui s’impegna a condividere i benefici socio-economici.

Il turismo sostenibile è stato invece definito nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT): “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.

Il concetto rinvia a quello più generale di sviluppo sostenibile definito da WCED (World Commission on Environment and Development) nel Rapporto Brundtland nel 1987: ”Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Secondo il WTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) “lo sviluppo del turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”.

Anche solo scorrendo queste definizioni è agevole comprendere come un piano di sviluppo territoriale che ne segua i precetti ben può realizzare una gestione integrata delle risorse, mantenere l’identità culturale e la biodiversità dei territori e soddisfare al contempo le necessità economiche e sociali degli abitanti.

Eppure ancora moltissimi operatori economici italiani, pubblici e privati, continuano a non considerare il turismo come un comparto produttivo e quindi parte fondamentale delle politiche di sviluppo, ma piuttosto come un’attività di promozione e di marketing. Al più, conoscono solo le tipologie tradizionali di turismo che in molte zone turistiche d’Italia sono ormai mature, perché hanno raggiunto il loro ciclo di vita e sono quindi a rischio altissimo di saturazione (vedi il turismo delle città d’arte che non si riesce a scalzare dall’asse principale Venezia-Firenze-Roma)

In politica, la destra ha rubato tante parole e temi alla sinistra, talvolta lanciando anche un’OPA sui suoi valori: solidarietà, vita sociale, condivisione, diritti dell’uomo, libertà. Con il turismo ancora non ci è riuscita proprio perché è lontana dai concetti di tutela dei territori e di sviluppo sostenibile; sarebbe quindi relativamente facile proporre una politica di sviluppo turistico di “sinistra” con progetti e piani di turismo responsabile, equo e solidale.

Eppure la sinistra non lo fa. Il Partito Democratico, ad esempio, ha molti forum e gruppi di lavoro, ma nessuno dedicato al turismo, nonostante che a livello locale esistano decine di esempi di quanto sia differente l’approccio alle politiche di sviluppo turistico tra le amministrazioni di destra e quelle di sinistra.

Un caso esemplare è il Festival della Letteratura di Mantova il cui budget di spesa è stato proprio in questi giorni fortemente ridotto dalla nuova giunta cittadina di centrodestra, nonostante ogni euro investito in questo evento ne faccia incassare dieci agli operatori del territorio.

Governare, oggi, significa prima di tutto mettersi all’ascolto degli altri invece che di se stessi. Essere al loro servizio, non al proprio. O a quello dei propri referenti politici.

Quando si dice la lungimiranza: per affossare la cultura, si soffoca l’economia del territorio.

Da imille pubblicato in economia e lavoro, 11.03.2011.




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